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PASQUA IN SICILIA

"Un intreccio tra festa e teatro esiste, com'è noto, sempre e dovunque, ma è soprattutto in Sicilia durante la Settimana Santa, ch’esso si rivela con la più straripante e invasiva evidenza".

A Pasqua ogni siciliano si sente, non solo uno spettatore, ma un attore prima dolente e poi esultante per un mistero che è la sua stessa esistenza. Il tempo dell’evento è quello della Primavera, la stagione della metamorfosi, così come metamorfica è la natura stessa del rito nel quale, come in un racconto dell’opera dei Pupi, si combatte la lotta del Bene contro il Male. Sono presenti l’Inganno, il Dolore e il Trionfo: la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo.

Il termine Pasqua deriva, attraverso il latino Pascha e il greco Paska, dalla parola ebraica Pesah il cui significato indica il "passaggio" e si riferisce, nella tradizione ebraica, alla liberazione dalla schiavitù in Egitto. Per gli Ebrei la Pasqua è la ripetizione di quanto avevano fatto gli Ebrei la sera prima della loro fuga dall’Egitto.

C’è un lungo brano dell’Esodo (Esodo, XII, 2-20) in cui il Signore prescrive a Mosè e ad Aronne tutta una serie di obblighi alimentari riguardanti la commemorazione della liberazione dall’Egitto. L’attenta lettura del passo e degli altri brani dell’Antico Testamento nei quali ci si riferisce alla stessa ricorrenza dimostra che il significato originario della Pasqua ebraica è quello di una festa tendente a rigenerare la Natura e la Comunità attraverso un pasto sacro con un animale anch’esso sacro: l’agnello o il capretto. Del resto, tutto il ciclo festivo dell'anno ebraico è omogeneo al ciclo della Natura ed è chiaro il significato agrario delle tre feste comandate del calendario religioso ebraico: Pasqua, Pentecoste, Festa dei Tabernacoli.

La continuità tra Pasque ebraica e Pasqua cristiana è lineare sia per quanto riguarda il significato arcaico profondo, sia per quanto riguarda il livello del senso apparente attribuito. Per i Padri della Chiesa il sacrificio dell'agnello rappresentava la morte rituale del Dio Salvatore, "la morte espiatrice del Messia".

Gli Ebrei commemorano, nella loro Pasqua, la liberazione dalla cattività in Egitto come pure il passaggio dell'Angelo Sterminatore e dei loro Padri attraverso il Mar Rosso, da cui appunto prende il nome la festa. Nella Pasqua cristiana si celebra, invece, la liberazione dalla schiavitù al demonio, il passaggio dal peccato alla grazia, il passaggio del Signore dalla morte alla vita.

Fu abbastanza semplice, alle origini, conservare nel ciclo festivo cristiano la festa ebraica della Pasqua riempiendola di un nuovo significato ma non molto dissimile. Più complicato fu, invece, stabilire la datazione della celebrazione cristiana. Innanzitutto perchè i luoghi dove si diffuse il cristianesimo erano ben diversi da quelli dell'Asia Anteriore, in secondo luogo il calendario ebraico è un calendario lunare mentre quello romano è un calendario solare e, infine, fatto di non secondaria importanza, le due celebrazioni, per quanto hanno lo stesso nome sono riferite a due eventi storici diversi: l’Esodo e la Passione.

Dopo innumerevoli dispute (l'argomento fu discusso e risolto al Concilio di Nicea al quale partecipò anche Sant'Agostino), sia a Roma che ad Alessandria, si pervenne ai principi tuttora vigenti e cioè che la Pasqua si celebri la prima domenica dopo il primo plenilunio susseguente all'equinozio di primavera.

I RITUALI DELLA PASQUA IN SICILIA

I rituali della Pasqua in Sicilia, lungo lo spazio temporale che va dalle Domenica delle Palme fino al Venerdì Santo e alla Domenica di Resurrezione, si presentano come una sequenza narrativa della Commemorazione religiosa cristiana ma anche come richiamo a una ritualità simbolica precristiana dove la Pasqua è la sintesi di rinnovamento, di transito, da una fase di morte della Natura (l’inverno) a una fase di vita e di risveglio (la primavera) secondo un passaggio che, già in ottica paganeggiante, si esplicitava con la morte e la rinascita della Divinità.

Le celebrazioni della Pasqua cristiana, infatti, non si riferiscono solamente alla precedente tradizione cultuale ebraica, ma hanno delle radici anche nel mondo della Roma pagana e, in particolar modo, il riferimento è alle feste Adonie, durante le quali degli orticelli simbolici chiamati i "giardini di Adone", venivano portati in processione e con essi si voleva rappresentare la tristezza di Venere per la morte di Adone e, quindi, la successiva contentezza e allegrezza per il ritorno di Adone riuscito a sfuggire dalle mani di Proserpina e ritornato a Venere. I "giardini di Adone" sono presenti nei "Sepolcri" delle celebrazioni cristiane. A partire dal Giovedì Santo, infatti, accanto ai simboli che rimandano all’Ultima Cena, fanno bella mostra di sé delle piantine esili e piuttosto fragili di un colore verde sbiadito che altro non sono che semi di grano o di cereali lasciati germogliare al buio: sono espliciti riferimenti a quella energia vitale del ciclo vegetativo la cui reviviscenza si celebra proprio nel periodo pasquale.

Nei rituali durante la Settimana di Passione o Settimana Santa, formata dai giorni che precedono la Domenica di Pasqua, si commemora il travaglio, il Calvario di Gesù, mentre la Domenica di Pasqua è un giorno di grande festa per celebrare il Cristo Risorto. Pur nella semplicità temporale contrassegnata da pochi giorni di calendario, le manifestazioni rituali e celebrative sono complesse e articolate per via delle tradizioni che si sono, a mano a mano, radicate non solo in ogni popolo ma addirittura nella piccole comunità.

LE FESTE DI PASQUA IN SICILIA

Ogni città della Sicilia partecipa alle festività pasquali con dei riti che le sono propri, derivanti cioè da usi e costumi locali, da antichissime abitudini e da radicate tradizioni delle quali non sempre si trova l’aspetto originario e le motivazioni.

Si trovano, in ogni luogo, infinite sfumature, celebrazioni del tutto particolari, scenografie emozionanti e incredibili quanto fantastici costumi che riprendono quelli di antichissime confraternite; si fanno pellegrinaggi e cortei di uomini o di animali bardati per la festa sfilano per le strade delle città; i suoni della Pasqua sono quelli di campane mute per il lutto, o quelli di scampanii che pare non debbano mai avere fine.

Il ciclo commemorativo della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo è reso visibile attraverso precise forme di teatralizzazione e drammatizzazione da cui emerge, dominante, il contenuto umano e terrestre dell’evento: la Sicilia diviene un grande palcoscenico commovente e partecipato di scenografie del dolore e della gioia.

In una commistione di dati folklorici ed elementi liturgici ufficiali, la Settimana Santa è quel periodo in cui viene portato in scena un copione nel quale i protagonisti sono il Bene che sconfigge il Male, l’Angelo che sconfigge il Diavolo, la Vita sconfigge la Morte.
Ma quello che maggiormente colpisce, in qualsiasi città o piccolo paese della Sicilia, durante i riti della Settimana Santa, è la partecipazione di tutto il popolo che vive le varie processioni o sacre rappresentazioni, partecipando come se la tragedia del Cristo fosse un fatto di famiglia e come se al posto di Gesù ci fosse il figlio di ciascuno.

LA DOMENICA DELLE PALME

Si comincia con la Domenica delle Palme. Ci sono paesi nei quali questo momento viene ricordato con una grande processione di confraternite, con gli stendardi e le tradizionali casacche con le effigi dei Santi Protettori che accompagnano un Gesù giovinetto che fa il suo ingresso a Gerusalemme. Grandi foglie di palma intrecciati ad arte e rami di ulivo sono segni di un clima festoso. La tradizione vuole che per la Domenica delle Palme si sfoggi un abito nuovo. La festa dura poco, l’indomani non è più possibile divertirsi e, dopo la morte di Gesù, bisognerà osservare un digiuno di almeno tre giorni.

LA SETTIMANA SANTA

Nel corso della settimana si svolgono sia le processioni, dove la liturgia popolare raggiunge il suo culmine recuperando anche preziosi tratti figurativi connessi a una cerimonialità agraria, sia le Sacre Rappresentazioni. Queste ultime presentano, con una serie di parti recitate, una sorta di rievocazione storica del Sacro Evento. Vengono rappresentati, di volta in volta e da caso a caso: l’Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi, il Trasferimento simbolico all’Orto del Getsemani, il tradimento di Giuda con la cattura di Gesù e il trasferimento al Sinedrio, il processo, il Calvario, l’agonia e la morte di Gesù, la Deposizione, la Sepoltura.

IL GIOVEDI' SANTO

Il Giovedì Santo è la serata dedicata alla "celebrazione eucaristica" con la visita ai Sepolcri che vengono realizzati in ogni parrocchia e, una volta, erano momenti di involontario campanilismo per il miglior allestimento artistico. Il momento ricorda la ricorrenza dell’Ultima Cena. Adorno di ceri, fiori e splendidi vasi con pianticelle di frumento germinate al buio, il Sepolcro racchiude il Corpo di Cristo e, nella parrocchia, si veglierà in preghiera fino al mattino successivo. Il giro dei Sepolcri è considerato una, sia pur eccezionale, visita di lutto. Addirittura a Favara si usa, il Sabato Santo, fare fare alla Madonna una visita di condoglianze.

La tradizione impone il numero dei sepolcri da visitare: i fedeli dovranno recarsi in parocchie differenti o nella stessa per più di tre volte e, comunque, per un numero di volte dispari.

IL VENERDI' SANTO

Il Venerdì Santo è il giorno di lutto assoluto. Molti anni fa anche le sale cinematografiche interrompevano le loro proiezioni quando la città si apprestavano a vivere questo intenso momento emotivo.

IL SABATO SANTO

Il Sabato Santo a mezzanotte si compie la Svelata del Cristo consistente nella caduta di un enorme telo che copre l’altare maggiore e conseguentemente la comparsa del simulacro del Cristo Risorto: nello stesso istante si sciolgono le campane che annunciano al popolo la Resurrezione: momento di grande gioia che ha il suo culmine la Domenica di Pasqua.

LA DOMENICA DI PASQUA

Sono molti i detti popolari che si riferiscono alle festività pasquali e alla gioia della Domenica di Resurrezione: "Mmiati l’occhi chi vittiru Pasqua", "Beati coloro che sono arrivati vivi e felicemente, alla nuova Pasqua"; o ancora "Essiri cuntentu comu na Pasqua" o, al contrario "Fici na mala Pasqua".

Molto diffuso, la Domenica, è l’incontro tra la Madonna e il Figlio Risorto, una singolare processione che si svolge in molte città.

"A MARONNA VASA VASA" A MODICA (RG)

A Modica, ad esempio, si celebra la Maronna vasa vasa (Madonna vasa vasa). Due processioni partono entrambe dalla Chiesa di Santa Maria di Betlem, una con il simulacro del "Cristo Redento", l’altra con il simulacro della Madonna Addolorata. Le due processioni percorrono le vie cittadine ma con itinerari diversi e, intorno a mezzogiorno, confluiscono in Piazza Municipio dove avviene ù ‘ncontru, l’incontro, tra la Madre e il Figlio, e la vasata (il bacio e l’abbraccio tra i due). L’operazione si effettua mediante un marchingegno grazie al quale i meccanismi del fercolo, mossi adeguatamente, fanno muovere le braccia delle Madonna tese verso il Figlio. I portatori accentuano teatralmente i gesti dei due simulacri. La scena si ripete altre due volte. Ad ogni incontro alla Madonna viene fatto cadere il manto nero scoprendo la veste azzurra e tutte le volte si lasciano libere di svolazzare un gruppo di colombe bianche. Un tempo i contadini traevano i presagi dalle due vasate fatte in San Pietro e in Santa Maria. L’abbraccio tra la Madonna a Gesù contagia il popolo, tanto che molti, esultando, abbracciano il proprio vicino.

"A PACI" A COMISO (RG)

A Comiso avviene una celebrazione analoga chiamata "A Paci". Prima che la giornata di sabato sia conclusa, la statua della Madonna Annunziata è prelevata dalla sua nicchia all'interno della Chiesa omonima perchè il giorno di Pasqua ci sarà la processione di questa statua insieme a quella del Cristo risorto. Raggiunto un piazzale adeguatamente grande, le due statue sono poste l'una di fronte alla altra, a distanza di circa 50 metri, per poi ricongiungersi in un incontro accompagnato dal battere delle mani dei fedeli, dal movimento di fazzoletti bianchi e dall'esecuzione dell'inno reale da parte della banda musicale; questo incontro è ripetuto più volte e raggiunge il suo culmine quando il rito è ripetuto nella Piazza Fonte Diana, qui l'evento è accompagnato dal suono, senza sosta, delle campane della chiesa. L'ultima rappresentazione della "pace" si ha quando le statue rientrano in Chiesa.

LA SETTIMANA SANTA AD ENNA (EN)

Uno dei momenti più suggestivi per visitare Enna è proprio la Settimana Santa, i cui riti risalgono al tempo della dominazione spagnola (XV-XVII secolo), quando le Confraternite che già esistevano come corporazioni di arti e mestieri, vennero autorizzate a costituirsi liberamente come organizzazioni religiose per promuovere il culto, ricevendo dai sovrani norme precise e privilegi.

Delle 34 confraternite che esistevano fino al 1740 ne sopravvivono, oggi, solo 15 che animano la Settimana Santa. I confrati odierni non sono più i minatori e gli agricoltori di una volta: l’unica preclusione che è rimasta riguarda il sesso, sono ammessi solo gli uomini.

Il momento culminante delle celebrazioni pasquali si svolge il Venerdì Santo quando, nel primo pomeriggio, tutte le confraternite giungono al Duomo e lì cominciano a comporsi per la solenne processione. Sono oltre duemila i confrati incappucciati che, in ordine e in assoluto silenzio, precedono le Vare del Cristo Morto e dell’Addolorata, dando inizio al lungo corteo funebre che percorrerà tutta la città. Ad aprire la sfilata è la Compagnia della Passione, i cui confrati portano sui vassoi i 24 simboli del Martirio di Cristo detti i Misteri: la croce, la borsa con i trenta denari, la corona, la lanterna, il gallo, i chiodi e gli arnesi per la flagellazione. La processione raggiunge solennemente la chiesa del cimitero, ex Convento dei Cappuccini, dove viene impartita ai fedeli la benediazione con la Croce reliquario contenente la spina della Corona di Cristo. La processione ritorna dunque verso il Duomo.

LA "REAL MAESTRANZA" A CALTANISSETTA (CL)

Alle antiche corporazione artigiane è legata la celebrazione della Real Maestranza che si svolge il Mercoledì a Caltanissetta. L’imponente e commovente corteo è costituito dai rappresentanti locali delle più antiche corporazioni artigiane. Nel 1806 Federico di Borbone, impressionato dall’imponenza di questo corteo, concesse alla Maestranza il titolo di reale.

Il personaggio principale della manifestazione è il Capitano che viene eletto ogni anno tra i vari rappreentanti delle categorie artigiane, il quale ha l’onore di portare il Cristo in Croce, in segno penitenziale, nella prima parte della processione per poi guidare la Real Maestranza quale scorta d’onore del Santissimo.

LA PASQUA A SAN CATALDO (CL)

In provincia di Caltanissetta è da ricordare anche la processione del Cristo Risorto e dei Sanpauluna di San Cataldo. Questi ultimi sono dei giganti di cartapesta raffiguranti gli undici Apostoli e sono stati inseriti nel catalogo europeo dei giganti di cartapesta e si tratta di una tradizione, anch’essa, risalente al periodo della dominazione spagnola.

"IL BALLO DEI DIAVOLI" A PRIZZI (PA)

In alcuni riti di Pasqua compaiono le maschere della Morte e dei Demoni come, per fare solo uno dei tanti esempi, nele celebrazioni di Prizzi. La Domenica di Resurrezione due processioni, quella con la statua dell’Addolorata e quella con Gesù cristo si dispongono a un capo e all’altro della via principale. Accanto a quest’ultima si trovano due angeli con la spada in mano. Ma al momento dell’incontro tra la Madonne e Cristo due diavoli che indossano due tute rosse e una maschera di latta e la Morte con una tutta gialla cominciano ad agitarsi correndo da una statua all’altra. Il tentativo di impedire l’incontro tra la Madre e il Figlio è detto "abballu di li diavuli".

Ad un certo punto gli Angeli colpiscono i diavoli con la spada. Le campane e la banda suonano a gloria.

LA "FESTA DEI GIUDEI" A SAN FRATELLO (ME)

Sebbene caricata di un’altra simbologia, ancora più evidente risulta il significato di rappresentazione dell’insorgenza del demoniaco nella maschera pasquale del "giudeo" a San Fratello. Il Giovedì e il Venerdì precedenti la Pasqua le strade di San Fratello sembrano ripercorse dall’agitazione e dal tripudio dei giorni di carnevale.

Salti, corse, rumore di catene e squilli di trombe annunciano la presenza dei "giudei" che sono contadini e pastori vestiti in un abbigliamento che vuole alludere agli uccisori di Cristo.

Al di sopra del cappuccio i Giudei portano un elmetto su cui sono dipinti motivi tratti dalla simbologia cristiana o da quella popolare, come croci, pesci, cuori intrecciati, corni rossi oppure brevi frasi. Si ha una mistione di sacro e di profano che non sorprende se si riflette sul valore sacrale dell’eros nelle società arcaiche. Molti elementi del costume dei giudei denunciano chiaramente il significato demoniaco del mascheramento.

LA "DIAVOLATA" DI ADRANO (CT)

Anche ad Adrano, in provincia di Catania, la Domenica di Pasqua, si effettua "La diavolata", una rappresentazione sacra d'origine medievale.

Essa si effettua nei pressi della piazza cittadina principale sfruttando come scenario ideale il Castello-Museo cittadino.

In questa zona e' costruito un palco che ospitera' cinque diavoli vestiti di rosso che escono da una botola accompagnati da fiammate e fumo, Lucifero, la Morte - indossa un abito raffigurante uno scheletro - ed un angelo - e' rappresentato da un bambino -.

L'evento e' costituito da una serie di discussioni sul bene e sul male e si conclude quando l'Angelo costringe i diavoli a pronunciare la frase "Viva".

Costumanze analoghe sono diffuse in tutta Europa; basti pensare che addirittura in Polonia esiste una diavolata simile a quella di Prizzi. A Kolednicy la morte, armata di falce è seguita da due esseri infernali chiamati orsi, tuttavia simili nella foggia del vestire e nelle mansioni ai diavuli dell’abballu sicilianu. Ad Elzach (Selva Nera) compaiono le maschere infernali degli Schuddingen, mentre in Austria (zona del Salisburghese) nelle celebrazioni del solstizio invernale si ha una contesa tra i puri e gli impuri. Anche nelle nazioni extraeuropee di cultura latina esistono simili rituali.

La chiesa veniva a proiettarsi nell’America Latina attraverso la Spagna e mescolava alle antiche tradizioni locali usi e costumi cristiani, modificati in funzione delle arcaiche credenze politeistiche. Da qui le numerose fiestas de los diablos (diablade), feste del male celebrate nel periodo di Pasqua. Ad Oruro (Bolivia) si svolge la più suggestiva ed impressionante di queste fiestas dove comunque sono sempre protagonisti i diavoli.

"U SIGNURI DI LI FASCI" A PIETRAPERZIA (EN)

A Pietraperzia, comune in provincia di Enna, il Venerdì Santo rappresenta il momento di maggiore interesse. Intorno alle 15 cominciano i preparativi per la processione che si snoderà per le vie del paese fino a notte inoltrata. Un nastrino rosso, dopo essere stato misurato sul corpo del Cristo del Crocifisso che verrà portato in processione viene annodato al breccio del fedele. Il gesto si collega all’natica credenza magico-apotropaica legata alla legge del contatto che vuole che ciò che è stato a contatto con il divino sarà elemento di protezione contro ogni avversità.

All’imbrunire viene portato fuori dalla chiesa il grande albero, una grande asta di legno alla cui sommità, in un cerchio di ferro vengono annodate le fasce che ogni anno i fedeli annodano per sciogliere il loro voto a Cristo.

Le fasce sono strisce di lino bianco lunghe 36 metri e larghe 40 cm. Prima di innalzare la lunga asta sulla sommità viene posto un crocifisso ai piedi del quale è sistemeto un globo multicolore. A questo punto U Signuri di li fasci percorre le strade di tutto il paese, gli "incappucciati" seguono il simulacro portando a spalla la bara del Cristo morto e della Vergine. In questa cerimonia l’albero è simbolo della rigenerazione del tempo, della resurrezione della vegetazione, metafora del ritorno ciclico della primavera.

LA "PROCESSIONE DEI MISTERI" DI TRAPANI (TP)

La genesi dei Misteri di Trapani sembra essere spagnola. Si tratta di una Sacra Rappresentazione che diventa processione figurata si effettua, cioè, con statue. Ogni gruppo di statue rappresenta una maestranza, i Misteri (Mestieri) vennero infatti assegnati alle maestranze con atti notarili a partire dal XVII secolo.

In effetti le maestranze sono coinvolte tutti i venerdì di Quaresima quando avviene la "scinnuta dei misteri", cioè quando il gruppo statuario che rappresenta il "misteri" (Mestiere) di turno viene posto in evidenza rispetto agli altri. In tutto si hanno sei "misteri" che sono addobbati per l’occasione.

Il Venerdì Santo si svolge la processione più imponente con la pertecipazione di 18 gruppi lignei appartenenti alle maestranze più l’urna del Cristo morto e dell’Addolorata.
La processione parte nel primo pomeriggio di venerdì e termina il sabato mattina.

LE RICETTE DI PASQUA IN SICILIA

Un capitolo a parte meriterebbero le tradizioni culinarie legate alla Pasqua. Si usa cucinare l’agnello (in diverse ricette che variano da città a città), offrire e mangiare le uova, si prepara una grande varietà di dolciumi e, legato al lavorìo in cucina durante il periodo di Pasqua, è nato il detto "Aviri cchiù cchì fari di lu furnu di Pasqua".

Le pecorelle di pasta reale sono diventate un classico così come le uova colorate. Si preparano i cosiddetti pupi ccù l’ova, panierini di pasta di pane che contengono, immersi o affioranti, delle uova colorate. Le forme di questi dolci casalinghi sono tantissime e spesso curiose così come i nomi con i quali vengono indicati.

Su tutti i dolciumi, su tutta la pasticceria spopola la cassata, divenuta quasi un mito e famosa in tutto il mondo. La Cassata costituiva, almeno fino all’epoca in cui veniva preparata solo per Pasqua, il punto di arrivo per una completa e appagante celebrazione delle festività. Si praparano cassate di ogni forma e dimensioni tutte gonfie di ricotta addolcita, decorata e farcita di frutta candita e marmellata di albicocca, il tutto ricoperto da glassa colorata.

La cassata è il dolce che in tutto il mondo si identifica con la pasticceria siciliana. L’origine di questa prelibatezza è araba: il quas’at era una specie di zuccotto di tuma fresca dolcificato con zucchero.

L’attuale cassata, la fsua fisionomia e il suo gusto, si deve, a quanto pare, alle suore del Monastero di Valverde di Palermo che, intono alla metà del 1700, modificarono, in parte, la ricetta araba, aggiungendo il pan di spagna e la glassa colorata.

Lucia Nifosì
Testi © Studio Scivoletto
Foto © Giuseppe Leone, Pino Iacono, Luigi Nifosì, Walter Lo Cascio, Giambattista Scivoletto

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News inserita il 17/03/2006 da Redazione Siciliano.it
nella categoria Feste e Sagre
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