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AMMINISTRATIVE IN SICILIA - UNA VITTORIA RETROATTIVA

Come il solito, più che il voto il vero rompicapo è il dopovoto. Almeno per la gente che cerca di capire cosa sia effettivamente successo a Palermo e in Sicilia a seguito delle votazioni del 13-14 maggio.

Stiamo assistendo alla solita pantomima: tutti vincitori e nessun vinto. Soprattutto, nel centro sinistra, invece d’interrogarsi sui motivi di questa ennesima sconfitta, ci si arrampica sugli specchi per dimostrare che si è vinto, se non proprio nel recente confronto, almeno rispetto a quelli precedenti. Vittorie dal sapore retroattivo, meramente consolatorie, che non modificano di un millimetro l’amara verità uscita dalle urne.

Se qualcuno ammette la sconfitta ne addossa la colpa ad altri, all’avversario che ha imbrogliato le carte o, addirittura, all’elettorato che non ha capito il “messaggio” (quale?).

C’è, addirittura, chi ha chiamato in causa le recenti dichiarazioni di Padoa Schioppa su pensioni e concertazione, forse, senza accorgersi che, così facendo, si accredita la tesi degli esponenti del centro destra che vorrebbero far discendere dalle scelte e dagli indirizzi del governo Prodi tutti i guai della Sicilia e perciò affidano al voto isolano (in gran parte scontato a loro favore) una funzione destabilizzante del governo, senza, nemmeno, attendere lo svolgimento della più impegnativa tornata del 27 maggio che vedrà alle urne circa 10 milioni di elettori nel resto del Paese. Ai quali bisogna aggiungere quelli di una ventina di medi centri siciliani che ri-andranno a votare per i ballottaggi. Fra questi, molto atteso è l’esito dell’interessante tentativo, largamente premiato al primo turno, del giovane Zambuto, ex segretario provinciale dell’Udc di Cuffaro, che nella città di Agrigento si è messo alla testa di una “rivolta” contro il predominio di certi poteri forti, politici e d’altra natura.

Ma torniamo ai risultati del 14 maggio ancora sommersi dentro il tourbillon di un’acqua resa torbida da analisi frettolose, parziali e, talora, molto propagandistiche.

Quando l’acqua si schiarirà gli esponenti della Cdl s’accorgeranno dell’erosione subita dal loro blocco elettorale a Palermo e altrove e quelli del centro sinistra, forse, la smetteranno di eludere le vere cause della sconfitta e di propinarci improbabili concause sulle quali s’illudono di costruire un nuovo alibi per tirare a campare per un altro lustro.

Anche Leoluca Orlando, che a Palermo ha fatto una battaglia generosa e conseguito un risultato davvero ragguardevole, si potrà convincere che, certo, vi saranno stati brogli, pressioni illecite e perfino compravendite di voti, ma l’incidenza di tali fenomeni non può esser stata tale da determinare un risultato così netto a favore della CdL.

Poiché se questa è la logica, bisognerebbe domandarsi: cosa sarà mai successo d’illecito a Trapani e nella rossa Ragusa dove la CdL ha conseguito una vittoria ancor più pesante?

L’inadeguatezza del centrosinistra siciliano: una grande questione nazionale

La verità, i fondo, è quella uscita dalle urne e da questa bisogna partire per fare, finalmente, il punto sulla realtà e sulle prospettive del centro sinistra nell’Isola, poiché se il voto siciliano non chiama in causa Prodi chiama sicuramente in causa partiti e dirigenti del centro-sinistra, i quali dovrebbero decidersi ad affrontare questa debolezza, ormai, strutturale come questione prioritaria e decisiva per la prospettiva politica ed elettorale nazionale.

Si facciano, dunque, i necessari ricorsi presso le sedi competenti, ma in sede politica si apra una riflessione severa e puntuale, una grande discussione democratica per individuare idee e proposte mobilitanti per un’alternativa che si può conseguire solo mediante atti di rottura col sistema di potere dominante in Sicilia, e a Palermo in particolare, che solo nuovi gruppi dirigenti, animati da sincero spirito di cambiamento, possono realizzare.

Se ci fate caso, è dai tempi di Mattarella, di De Pasquale, La Torre che non si riflette su una prospettiva di questo tipo. Un quarto di secolo, durante il quale sono cambiate tante cose e poteri ibridi si sono insediati nei gangli vitali della Regione e degli enti locali.

Durante questo tempo, il centro sinistra, la sinistra comunque aggettivata, hanno vissuto di rendita e dilapidato il patrimonio elettorale ereditato che, oggi, dovrebbe attestarsi almeno intorno al 40%, mentre in molti comuni non supera il 10%.

Insomma, mentre nel mondo, in Europa e in Italia tutto cambiava, qui tutto languiva nel pantano di un trasversalismo mirato a tenere la Sicilia fuori del cambiamento.

In queste condizioni, la sinistra ha preferito avvitarsi su se stessa, ripiegare sull’autoreferenzialità dei suoi gruppi dirigenti, dismettendo pratiche e concezioni che, nel passato, avevano prodotto un ruolo dirompente sul fronte sociale e politico e anche interessanti esiti elettorali.

Il trionfo del comunista Crocetta insegna che l’esser di sinistra paga, quando ben si governa

Questa situazione ha generato una ben strana (per non dire comoda) teoria secondo la quale l’esser di sinistra restringe l’area del consenso, perciò meglio affidarsi in certe competizioni a nomi prestigiosi della cosiddetta “società civile”. Da qui è invalsa una pratica discutibile, un’incomprensibile dicotomia di comportamenti nella scelta delle candidature: affidarsi a candidati indipendenti o provenienti da altre militanze per la conquista della presidenza della Regione, di molte province e dei municipi delle grandi città siciliane, mentre così non è stato in occasione di elezioni regionali e nazionali nelle cui liste si sono sempre ben piazzati soltanto dirigenti di partito, anche con svariate legislature.

Tale comportamento ha fatto sì che, per i sindaci delle grandi città o per la presidenza della Regione, mai un esponente blasonato della sinistra si è misurato con i candidati della CdL.

Per averne conferma, basta guardare le candidature nelle più recenti consultazioni: a Palermo Orlando, a Catania Bianco, a Messina Genovese, a Trapani Boscaino, ad Agrigento Zambuto; così alla Regione: prima Orlando e poi la Borsellino.

Eppure questa stessa sinistra ha espresso ed esprime posizione di prestigio, parlamentare e di governo, ai livelli regionale e nazionale.

E non regge l’argomento che l’essere di sinistra restringa l’area del consenso. A Gela, si dimostra il contrario: il comunista Rosario Crocetta, è stato riconfermato sindaco col 65% dei voti.

Parliamoci chiaro: quello di Gela non è solo un risultato in controtendenza rispetto alla vittoria generalizzata della CdL, ma lo è anche rispetto a un certo modo di fare politica e di governare del centrosinistra in Sicilia.

Anche a Gela imperversano mafia, pizzo, disoccupazione, precari e quant’altro eppure il risultato è venuto senza bisogno di sporcarsi le mani, anzi all’insegna della buona amministrazione e della legalità.
Agostino Spataro

News inserita il 17/05/2007 da Redazione Siciliano.it
nella categoria Elezioni
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