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SANT'AGATA A CATANIA 2009 - IL PROGRAMMA

E’ una delle prime celebrazioni religiose a livello mondiale assieme alla Settimana Santa di Siviglia in Spagna e alla festa del Corpus Domini a Guzco in Perù tanto da essere inserita dall’Unesco nella lista dei Beni Antropologici Patrimonio dell’Umanità al pari dei monumenti, dei beni culturali e paesaggistici delle città barocche del Val di Noto rase al suolo dal devastante terremoto del 1693. E’ la Festa di Sant’Agata a Catania, che da cinque secoli si ripete sempre uguale, con sciami di gente che si riversano per le strade del capoluogo etneo soprattutto nei giorni del 4 e del 5 febbraio quando la “vara” con le reliquie della santa viene portata tra la sua gente, attraversa i quartieri popolari e quelli alti.

Le celebrazioni sono già cominciate i primi di gennaio ma è nei giorni 3,4 e 5 febbraio che i festeggiamenti raggiungono il culmine. Sono giorni in cui, per ricordare la giovinetta Agata, che visse nella seconda metà del III° secolo, a Catania - dove subì le torture e il martirio, ad opera di Quinziano, prefetto di Sicilia che la portò in carcere e le fece recidere le mammelle, per essersi rifiutata di ripudiare la religione cristiana - si susseguono spettacoli pirotecnici e si snodano processioni e cortei in costume lungo le vie illuminate da chilometri di luminarie e che fanno rivivere la suggestione di antichi riti in un contesto d’eccezione come quello del centro storico catanese.

Agata era bella, bionda, il fisico slanciato, i lineamenti dolci così la descrive la tradizione popolare e così è stata sempre raffigurata dall’iconografia. Visse alla metà del III secolo quando l’Impero romano aveva raggiunto la sua massima estensione territoriale. I suoi genitori l’avevano chiamata Agata che vuol dire “la buona”. Il suo martirio avvenne nel 251. Ai tempi dell’imperatore Decio Catania, città ricca e fiorente, era amministrata dal proconsole Quinziano, uomo superbo e prepotente. Negli anni in cui Quinziano reggeva la città di Catania venne emesso un editto (249) secondo il quale tutti i cristiani (la comunità cristiana era già abbastanza ampia) erano ricercati d’ufficio, rintracciati, torturati e poi uccisi. Agata a quindici anni aveva deciso di consacrarsi totalmente a Dio, il vescovo accolse la sua richiesta e durante una cerimonia le impose il flammeum, un velo che portavano le vergini consacrate.

La fama della bellezza della fanciulla giunse al proconsole Quinziano che volle conoscerla e ordinò ai suoi uomini di catturarla e condurla al Palazzo Pretorio. L’accusa formulata a carico di Agata fu quella di vilipendio della religione di stato riservata a tutti i cittadini che non volevano abiurare. Dalla storia della martire Agata sono nate innumerevoli leggende popolari che la vedono in fuga in diverse località nell’isola e anche fuori dall’isola (a Malta ad esempio). Una delle tante narra che Agata, inseguita dagli sgherri di Quinziano, si fermò a riprendere fiato e allacciarsi un calzare. In quel momento un ulivo spuntò dal nulla e la giovinetta potè ripararsi e cibarsi dei suoi frutti. Da questa leggenda sono nate le famosissime “olivelle di Sant’Agata” dolcetti di pasta reale colorati di verde e ricoperti di zucchero che nella forma ricordano le olive. Gli uomini di Quinziano riuscirono a catturare la giovane catanese a condurla al cospetto del proconsole che rapito dalla sua bellezze mise in atto una serie di vani tentativi per indurre Agata a cedere alle sue lusinghe. Arrivò addirittura ad affidarla a una cortigiana che si faceva chiamare Afrodisia che tentò in ogni modo di indurla a rinunciare ai voti. Allo scadere del mese previsto, di fronte alla fermezza di Agata, la cortigiana riconsegnò la fanciulla a Quinziano che decise di dare immediato avvio ad un processo contando di piegarla con al forza. L’ira del proconsole allora si accanì così tanto su Agata che il romano ordinò le venissero mutilate le mammelle.

Ma non appena la giovane fu ricondotta in cella le sue ferite, per opera di San Pietro, guarirono.

A quel punto la fermezza dell’amore per Dio di Agata e la sua incorruttibilità diventarono per il proconsole una umiliazione di cui volle liberarsi presto ordinando di ucciderla. Fu decisa la condanna a morte su un letto di carboni ardenti con il corpo trafitto da punte di ferro e lamine taglienti. Si verificò allora un altro evento miracoloso: il fuoco che consumava il corpo non bruciò il velo che diventò una delle reliquie più preziose, più volte portato in processione di fronte al fuoco delle colate laviche dell’Etna arrestando l’avanzata del magma.

I festeggiamenti in grande hanno inizio il 3 febbraio con le autorità della città che sfilano in corteo su delle carrozze del Settecento, i landò,al seguito delle undici “candelore”, pesanti costruzioni lignee intagliate, dorate e realizzate dalle antiche corporazioni di mestiere che vengono portate a spalla, in segno di espiazione o come ringraziamento per una grazia ricevuta, per il tradizionale appuntamento dell’offerta della cera. Il corteo culmina in Piazza Duomo per l’omaggio floreale alla Santa. I Vigili del fuoco salgono fino quasi a sfiorare la cima della cattedrale per deporre una corona di fiori al simulacro di Sant’Agata invocata da secoli per la protezione dagli incendi e dalle eruzioni dell’Etna. In serata si tiene lo spettacolo di fuochi pirotecnici a cui partecipa la città in massa dai ceti popolari alla Catania bene.

Il momento più affascinante e sentito di tutta la festa è l’incontro della Santa con la Città di Catania. Dalle prime ora del mattino del secondo giorno di festa la città comincia a popolarsi di devoti che indossano il sacco, tradizionale camicia in tela bianca lunga fino ai piedi e un berretto di velluto nero. Il costume dei devoti ricorda la notte del 1126 in cui le spoglie della martire tornarono a Catania dopo essere state per 86 anni a Costantinopoli dove le aveva portate il generale bizantino Maniace. Allora la popolazione maschile scese in strada per accogliere Agata, a piedi scalzi, in berretto e camicia da notte.

Ancora prima che sorga il sole si tiene in una Cattedrale gremita di gente, la Messa dell’Aurora durante la quale viene aperto il sacello scavato in una parete della Cattedrale e dove è conservato per tutto l’anno il busto della Santa. Quest’ultimo è ricoperto di gioielli, donati anche da re e imperatori, tra cui la croce offerta da Vincenzo Bellini. In un crescendo di inni e di suppliche si giunge al fragoroso applauso quando il volto appena sorridente della Santa emerge dal buio della cella. Viene allora fissato sull’altare prima di essere collocato sul fercolo in argento assieme allo scrigno del tesoro e consegnato alla città per due giorni di processione. Il busto reliquiario comincia il suo giro visitando i quartieri esterni della città, quelli più popolari, mentre il 5 febbraio il fercolo attraversa le vie del centro e, a notte fonda, affronta Via San Giuliano, lunga arteria in salita di Catania e una delle tappe più attese della processione. Il rientro del busto in Cattedrale avviene all’alba del 6 febbraio poco prima che una squadra di netturbini che supera le cento unità, si metta al lavoro per ripulire il manto stradale di quintali e quintali di cera accumulati lungo i giorni di festa.

Nei giorni in cui si festeggia Sant’Agata, più che negli altri periodi dell’anno, è facile visitare i luoghi dedicati al culto della Santa: la Chiesa di San Biagio in Piazza Stesicoro dove un tempo sorgeva il Palazzo Pretorio e dove è possibile scorgere il luogo in cui la Santa venne torturata con il fuoco dei carboni ardenti; la Chiesa di Sant’Agata al Carcere all’interno della quale Agata fu rinchiusa prima del martirio e dove si vedono le orme dei suoi piedi impresse in un blocco di pietra lavica: la Chiesa di Sant’Agata la Vetere, prima cattedrale della città dove è custodito il sarcofago originale che conservò le spoglie della Santa per circa 5 secoli.

Il culto di San’Agata non è soltanto catanese ma è sparso in tutto il mondo. Agata è patrona di 44 comuni italiani dei quali 14 portano il nome della santa. A Malta è compatrona assieme a San Paolo così come nella Repubblica di San Marino. Anche in Spagna il culto di Sant’Agata è molto vivo; è venerata a Villarba del Alcor in Andalusia, a Jèria (in provincia di Valencia). A Barcellona è dedicata a Sant’Agata la cappella di Palazzo reale dove i re cattolici ricevettero Cristoforo Colombo al suo primo viaggio dalla scoperta dell’America. A Zammaralla (Segovia) il giorno del 15 febbraio comandano le donne per un giorno ed eleggono la loro sindachessa, mentre gli uomini pensano alla casa e alla cucina.

E ancora in Portogallo ad Agueda (Agata), in Germania ad Aschaffamburg, in Francia a le Fournet. Molto popolare anche in Grecia dove in Etolia gli abitanti lasciano le città per percorrere dieci chilometri a piedi e vegliare per tutta la notte di fronte al simulacro. Pensate che c’è una città anche in India della quale Agata è patrona: Viayawala. In Italia il legame con la santa è molto forte a Cremona dove si trova la tavoletta originale recante l’elogio che, secondo la tradizione, un angelo collocò nel sepolcro della santa. Per quanto riguarda l’iconografie è diffusissima in tutto il mondo mentre la prima raffigurazione della santa si trova in un mosaico del VI di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna e raffigura Agata in piedi, vestita dell’abito ufficiale delle diaconesse, una lunga tunica verde.

Sant’Agata veniva considerata un tempo la protettrice dei fonditori di Campane. Ma non solo, San’Agata è anche la patrona dei tessitori da una leggende che vuole che San’Agata, per allontanare le nozze con un uomo che l’avveva chiesta in moglie, forse lo stesso Quinziano, lo avrebbe convinto ad spettare che fosse terminata la tela che stava tessendo allo stesso modo di Penelope con i pretendenti dei Proci. La devozione per San’Agata protettrice contro i pericoli del fuoco si diffuse durante il Medioevo. Si diceva che se la santa poteva proteggere dal fuoco di un vulcano a maggior ragione avrebbe potuto proteggere da qualsiasi tipo di incendio. A Lione in Francia i contadini, il 5 febbraio, fanno benedire un pane che scagliano contro le fiamme in caso di incendio.
Infine, e come potrebbe essere diversamente, Sant’Agata è invocata per scongiurare le malattie e i tumori al seno e in generale contro tutte le malattie femminili.

IL PROGRAMMA 2009

Scarica il Programma Ufficiale

INFORMAZIONI

Ufficio del Turismo tel. 095 512111
www.circolosantagata.it
www.comune.catania.it

DOVE DORMIRE A CATANIA

B&B a Catania

vai al sito web dell'evento

News inserita il 15/01/2009 da Redazione Siciliano.it
nella categoria Feste e Sagre
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